Claudia Piscitelli

I don’t care,  I am invisible

Claudia Piscitelli esercita la sensibilità, pratica l’arte come scelta di vita, si appella alla sua intelligenza sempre all’erta, interroga le emozioni che traspone in forme libere, adotta un linguaggio che si rinnova, si adatta, si piega ai territori esplorati. La sua forma di vita sposa le linee di indagine che l’arte disvela. Nessun confine è tracciabile tra esistenza e lavoro, lavoro artistico, tra vita e arte. E’ questo un percorso totalizzante che però si libra in forme leggere, che consente la piena libertà di capire il mondo e di restituirlo.

La posizione dell’artista è quindi una posizione non solo di ascolto ma anche di trascrizione. Un lavoro alchemico di trasformazione, in cui la complessità è una delle costanti, che l’artista deve vedere e guardare senza timore. Mai come nella mostra “I don’t care, I am invisible”, Claudia Piscitelli adotta l’arma della sottile ironia per comunicare i suoi intenti. Il titolo allude ad una posizione ben definita. L’artista è invisibile, non si vede, si nasconde o semplicemente non c’è. Abbiamo quindi i lavori da prendere in considerazione, tele con cui rapportarsi. E saranno proprio le tele a darci la chiave interpretativa di questo “I am invisible”.

Fulcro dell’esposizione sono i vestiti. Il vestito è stato un tema indagato nel corso dello sviluppo dell’avanguardia fino a giorni nostri. Da Boccioni a Kusama, da Mondrian a Kiefer. Claudia Piscitelli vuole qui dare una sua personale interpretazione. Adotta un punto di vista femminile. Sonda le profondità della psiche. Si sdoppia in possibili personaggi. I vestiti rappresentati su tela e nei disegni preparatori sono privi di corpo umano, si presentano da soli e alludono, ognuno a modo suo a degli archetipi dello spirito. Lo spirito dell’artista certamente ma anche con un gioco sottile il nostro spirito. Sono presentati i vestiti di: La narcisista, Biancaneve, La Bipolare, La Vedova, La Malinconica, L’Amante, La Sposa, La Viaggiatrice. Personaggi che abbiamo sicuramente incontrato, che sono una panoramica di un paesaggio mentale, che riportano a quei archetipi di junghiana origine. Al centro un personaggio maschile, che vorrebbe esercitare il suo potere, anche se i “vestiti” rivendicato la loro autonomia e individuazione.

Facendo riferimento agli archetipi, e con quel gruppo di ruoli, attitudini femminili presentati, Claudia Piscitelli, sonda le profondità del suo paesaggio onirico come detto. Dedicando ad esso un’esposizione, e trattandolo come nucleo semantico autonomo, si rifà alle teorie junghiane dell’Ombra e del Simbolo. L’ombra ci segue, e sono in effetti gli artisti che potrebbero avervi particolare accesso. E’ interessante poi soffermarci sul simbolo, che per lo psicanalista svizzero è un modo di rappresentare qualcosa di sconosciuto alla coscienza. E nel linguaggio dell’arte ha a che fare con la totalità. L’artista ha dunque un accesso privilegiato alle profondità nascoste della psiche ed ha il compito di mostrare ciò che si cela, si ritrae. Ed ha l’ambizione di arrivare alla totale padronanza della psiche, alla totale liberazione delle tensioni inconsce. 

Claudia Piscitelli gioca con temi seri, usa la leggerezze e l’ironia, ci libera dalla difficoltà di sondare il profondo, attraverso lavori al contempo seri e gioiosi. Seri poiché hanno l’ambizione di essere simboli, giocosi e gioiosi poiché se l’artista si confronta con la totalità, la sua non può che essere una posizione di libertà, di raggiunta conoscenza. I suoi tratti sono veloci e sicuri, come se le immagini sostassero da lungo tempo nel suo mondo visuale. E l’artista può anche non solo non essere totalmente seria:“ I don’t care, I am invisible”, ma vista la sua innegabile posizione di ascoltatrice privilegiata del profondo, approdare ad una posizione di invisibilità rispetto al lavoro, ai simboli, agli archetipi che primeggiano e alla vita stessa.

Barbara Crespigni